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Agenti immobiliari serve più coesione, non più divisione

Agenti immobiliari: serve più coesione, non più divisione

1024 536 Gerardo Paterna

Le aziende sono fatte di persone. E anche il settore della mediazione, con oltre 54.000 agenti immobiliari abilitati, riflette questa realtà: c’è chi lavora con competenza ed etica e chi invece naviga a vista tra scorciatoie e superficialità.

Non serve negarlo. I comportamenti discutibili fanno rumore, soprattutto quando coinvolgono brand noti. Ma il lato oscuro della professione non risparmia nessuno: franchising, agenzie indipendenti, reti ibride, banche, strutture MLM. Nessuna categoria è immune e ridurre tutto a una questione di “buoni” e “cattivi” è un esercizio sterile, che alimenta divisioni invece di risolvere problemi.

La mediazione italiana ha una peculiarità: accoglie una varietà di modelli imprenditoriali.

C’è chi sceglie l’indipendenza, come tanti “indie” alla americana. E c’è chi investe in strutture più organizzate, come i franchising o le agenzie digitali. È una vera fortuna è che esista questa varietà. Per gli agenti immobiliari questo è un segno di vitalità, di voglia di esplorare, di mettersi in discussione.

Forse non tutto riesce, ma sbagliare fa parte del processo. Come scrive John Sculley, ex CEO Apple (quello che mandò via Steve Jobs):
“Ho scoperto che imparo sempre più dai miei errori che dai miei successi. Se non fai degli sbagli, non stai cogliendo abbastanza opportunità.”

Anche il franchising, un tempo considerato il nemico dell’agente “puro”, ha portato innovazioni che oggi diamo per scontate: standard operativi, formazione strutturata, sistemi condivisi. Allo stesso modo, i nuovi modelli – dalle banche agli schemi a più livelli – hanno generato timori, ma anche riflessioni.

Il punto è che, se non ci fosse stata sperimentazione, oggi saremmo fermi a un’immobiliare anni ’70. E invece il mondo è cambiato. I clienti sono più consapevoli, più veloci, più preparati. Riconoscono il valore tra gli agenti immobiliari, sanno distinguere chi lavora bene e chi no. E il mercato, alla fine, sa fare selezione.

Dopo tanti anni di osservazione, ti posso dire che ogni novità, anche quelle che non hanno retto, ha lasciato qualcosa. Un’idea, uno stimolo, un modo diverso di guardare il lavoro.

Per questo oggi il vero tema non è chi ha ragione. Il tema è: quale valore vuoi contribuire a creare?

Vuoi davvero continuare a perdere tempo a delegittimare il “modello” del vicino, oppure preferisci rafforzare la reputazione collettiva della categoria, lavorando meglio e in modo più trasparente?

Meno energia nei dissidi, più lucidità nel comprendere cosa conta davvero. Perché quando ti abitui a guardare il mondo col microscopio, finisci per notare solo la pagliuzza e dimenticare la trave.

In un settore così vario, l’identità comune non nasce da un’etichetta o da una struttura. Nasce da un intento condiviso: offrire un servizio migliore e meritare la fiducia delle persone. Il resto viene dopo.

Autore

Gerardo Paterna

Da più di 30 anni nell'immobiliare come consulente, oggi sono un divulgatore a tempo pieno. Lavoro con broker, aziende e brand per creare connessioni, progetti di comunicazione e innovazione di metodo. Sono cofondatore di MANIFESTO - Community immobiliare, produttore dei format video POPCAST REview, "icone" e dell'evento annuale Sinergie. Colleghiamoci su Linkedin!

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