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Competenza vs Attitudine: come le soft skills stanno rivoluzionando il mondo del lavoro rendendoci più umani

Competenza vs attitudine: come le soft skills stanno rivoluzionando il mondo del lavoro rendendoci più umani
Foto: Unsplash.com

 

L'importanza di essere

 

"Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità". Una citazione che calza a pennello quella di Albus Silente, preside della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts ad un giovane Harry Potter nel film "Harry Potter e la camera dei segreti".

 

In sostanza, anticipando il messaggio di questo articolo, la competenza tecnica è importante, ma si può apprendere e migliorare in corso d'opera, tuttavia ciò che conta davvero è il nostro personale bagaglio di talenti e di attitudini (predisposizione mentale verso un'attività) che fa di noi ciò che siamo e che le aziende ed il mercato si contenderanno.

 

La quarta rivoluzione industriale porta con sè una forte automazione dei processi industriali, l'introduzione di macchine intelligenti, la riduzione di milioni di posti di lavoro, la cancellazione di professioni e filiere di produzioni per le quali generazioni di lavoratori hanno dato anni di studio e lavoro.

 

Negli ultimi anni sono nate professioni impensabili e per le quali nessuno è stato preparato per tempo. Vi è mai capitato di avere difficoltà a spiegare ad una persona nata negli anni '50 quale mestiere fate o fanno i vostri figli? Appunto. 

 

Il futuro che spaventa

 

Tutto questo affascina e spaventa, a tratti il futuro pare diventare più leggero, ma se poi ci soffermiamo a riflettere sul dramma contemporaneo di migliaia di persone che hanno dedicato la loro vita lavorativa all'industria pesante (direttamente o attraverso aziende dell'indotto) e che oggi, a 50 anni, non hanno più un posto di lavoro, oppure alle migliaia di colletti bianchi che compongono "l'esubero", ad esempio, del sistema bancario e che presto vivranno la sfida del ricollocamento, risulta difficile mantenere un pensiero positivo.

 

Stiamo riscrivendo un cambiamento sociale epocale dove le generazioni di transito da uno stato di cose all'altro affronteranno il prezzo del cambiamento, un prezzo altissimo che ci metterà alla prova su un piano personale, dove il nostro bagaglio di talenti (soft skills) dovrà essere valorizzato ed espresso, dove ciò che siamo conterà più di ciò che sappiamo fare.

 

Vi sembra fantasia? Se la pensate ancora così, è tempo di ricredervi.

 

Secondo il World Economic Forum il 35% delle competenze di oggi non serviranno più entro 5 anni. Come prepararsi quindi per affrontare un futuro che non sapremo esattamente quali competenze ci richiederà?

 

L'umanità che vince

 

La corrente di pensiero emergente, che pare mettere d'accordo le grandi industrie tecnologiche con la politica che sa guardare al futuro, è che non c'è "big data" che tenga senza una forte dose di "empatia", ovvero la capacità di leggere oltre ciò che una macchina sa raccogliere e aggregare logicamente, che l'intelligenza artificiale avrà bisogno del supporto di "tratti umani", che la capacità di "convincere", l'esprimere un "atteggiamento positivo", il valore aggiunto del "lavoro di squadra", il mantenimento del "pensiero critico" sono tratti umani insostituibili e strategici per l'economia ed il lavoro del futuro che è già tra noi.

 

Lo spirito imprenditoriale, la creatività, la cultura finanziaria sono e saranno fattori determinanti per "l'autoccupazione", per l'innovazione della nostra società e per la formazione di nuove competenze.

 

Cosa conterà effettivamente in questo nuovo scenario?

 

Il report "Il futuro di Jobs" sempre del World Economic Forum, che esamina la strategia per le competenze e la forza lavoro del futuro, stila una top ten delle soft skills che rendono l'essere umano insostituibile:

  • Orientamento alla soluzione di problemi complessi;
  • Pensiero critico;
  • Creatività;
  • Gestione del personale;
  • Capacità di lavorare in squadra;
  • Intelligenza emotiva;
  • Capacità di prendere decisioni ed esprimere un giudizio;
  • Orientamento al servizio;
  • Capacità di negoziazione;
  • Flessibilità cognitiva (capacità di apprendimento).

Pensate che tutto questo appartenga ad un mondo lontano da voi, da noi comuni mortali?

 

Vita vissuta

 

Pochi giorni fa, un amico che è titolare di una software house con alcuni dipendenti, è venuto a trovarmi e stavamo argomentando proprio su questi temi. Ad un certo punto il suo sguardo si illumina e mi racconta di un giovane programmatore, con altissime competenze tecniche, assunto da poco, che rassegnava le dimissioni. La ragione? Era privo di capacità relazionale, non riusciva a "legare" con gli altri, anche la pausa davanti alla "macchinetta del caffè", diventava per questo giovane una fonte di stress insostenibile.

 

La conclusione a cui arriva l'imprenditore è: "la prossima volta che dovrò valutare una persona da inserire in azienda lo farò sulla base di valori più umani, sulla sua capacità relazionale, sulla sua empatia prima ancora che sulle competenze di programmazione che restano importanti, ma che si possono incrementare ed affinare nel tempo".

 

Per chi lavora nel settore dei servizi (finanziari, immobiliari etc), resta fondamentale mantenere accese la curiosità, la voglia di apprendere cose nuove, di aumentare la propria cultura d'uso degli strumenti che ci permettono di comunicare e lavorare meglio, di accrescere il nostro relazionale.

 

Il cambiamento non starà li ad aspettarci. Ciascuno di noi, nell'ambito del proprio ruolo, deve focalizzare con responsabilità le proprie aree di miglioramento personale, in modo da essere protagonista positivo di questa nuova rivoluzione, rendendosi indispensabile e mantenendo o conquistando il proprio spazio come collaboratore, dipendente o imprenditore nel mercato del lavoro.

 



Gerardo Paterna lavora da 20 anni nel settore immobiliare. Oggi è tra i più riconosciuti blogger immobiliari e consulente per professionisti, aziende e startup innovative del real estate italiano. E' co-fondatore di RETV, la web tv dell'immobiliare italiano e vice presidente dell' OID (Osservatorio Immobiliare Digitale). Il suo blog è www.gerardopaterna.com.

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Commenti: 6
  • #1

    Dario D'Orta (martedì, 03 gennaio 2017 13:33)

    Al centro di tutto c'è sempre la relazione tra le persone. E' bene che studiamo, ci prepariamo, è bene approfondire e capire e conoscere i cambiamenti che avvengono intorno a noi. Ma guai se non mantenessimo alta la passione verso noi stessi e gli altri :)

  • #2

    Paolo Manago' (martedì, 03 gennaio 2017 21:36)

    Come sempre scrivi che è una meraviglia, e gli argomenti che scegli sono sempre interessanti. Devo dirti che anche per me, nonostante abbia scelto il campo della tecnologia, e quindi del "futuro", quando iniziai, ed avevo 28 anni, mi sono chiesto tante volte se a 40 (che ho abbondantmente superato) 50 o 60 anni avrò sempre le skills adatte, e sopratutto la voglia di coltivare determinate skills. Insomma, se sarò adeguato al futuro, come sarà il mio futuro.
    La risposta la dai tu nell'articolo. A 25 anni ero 90% nerd e 10% manager, oggi, che ho 45 anni, la proporzione è decisamente opposta, probabilmente proprio perchè ho sviluppato (e sto sviluppando) quelle "top ten skills" che citi. L'ho fatto perchè amo il mio lavoro certamente, ma anche perchè ci vuole la voglia di apprendere di cui parli e la comprensione del contesto in cui operi. Insomma, ci vuole la testa giusta.
    Consentimi una piccola divagazione: la cosa che mi piace di più, è sapere che oggi ho ancora molto da imparare. E non devo imparare le cose che volevo imparare a 20 anni, ma devo imparare cose, sviluppare skills appunto, totalmente diverse. Ci vuole di sicuro una certa apertura mentale, una buona dose di lungimiranza, ma sopratutto la consapevolezza che le doti umane non potranno mai essere sostituite da nessun macchinario. Il "tuo amico" che citi ha sicuramente imparato la lezione :)
    Un caro saluto !

  • #3

    Gerardo (mercoledì, 04 gennaio 2017 11:01)

    Grazie Dario per il commento. Si, anche nel lavoro dell'agente immobiliare l'empatia e la capacità relazionale la fanno da padroni...e continuare a studiare spinti dalla curiosità verso il "nuovo" di certo non guasta. Buon lavoro!

  • #4

    Gerardo (mercoledì, 04 gennaio 2017 11:05)

    Grazie Paolo per il commento. Una bella e pratica testimonianza di come stai affrontando "naturalmente" la tua vita professionale, cambiando le priorità e mantenendo sempre lo sguardo attento ai cambiamenti che inevitabilmente toccheranno ciascuno di noi. Buona vita anche a te e grazie per i complimenti (sempre graditi!).

  • #5

    Sabrina Borelli (mercoledì, 04 gennaio 2017 21:52)

    Gerardo, quanto mi sono ritrovata nel tuo articolo! Dopo i miei studi di Giurisprudenza a 24 anni ho deciso di intraprendere un'altra strada nel settore "vendite", per nulla legato alle competenze che avevo acquisito. Dentro di me sentivo la voglia di misurare la mia capacità di relazionarmi alle persone poiché credevo di non possedere questa attitudine. Forse davvero era così (timidezza?), ma mi sono impegnata moltissimo per questo, perché avvertivo che era in gioco la mia crescita, soprattutto personale, ma la cosa più importante è che partendo da quello che sentivo essere un mio limite non ho mai smesso di voler apprendere. Carissimo Gerardo ti ringrazio e ti faccio i miei complimenti per l'articolo ma soprattutto per la persona che sei. A presto.

  • #6

    Gerardo (giovedì, 05 gennaio 2017 10:21)

    Ciao Sabrina, grazie per il tuo commento e per la stima!
    Sono felice di averti fatto rivivere ricordi così personali :) Il fatto di aver dedicato tempo alla lettura di questo post, denota che la curiosità e la voglia di scoprire cose nuove sono elementi vivi nella tua personalità. Sebbene i nostri siano tempi complicati e con poche certezze, cercare dentro di noi nuove vie per emergere, può dare un aiuto concreto al progresso collettivo. Grazie ancora a te :)