Trascorrere del tempo a contatto con molte aziende e imprenditori dell’immobiliare, mi ha aiutato a individuare una criticità ricorrente che rallenta la crescita dell’impresa.
Non parlo del minimalismo nel business che, oltre ad essere il titolo di un buon libro scritto da Paul Jarvis, può essere un’opzione onorevole.
La criticità a cui mi riferisco riguarda tutte quelle realtà, dall’agenzia immobiliare fino alle aziende di settore più note, che hanno obiettivi di crescita ambiziosi, ma che faticano a conseguirli.
Isolamento: la cultura che frena la crescita
L’argomento è molto delicato perché mette sul banco degli imputati quella cultura dell’isolamento immobiliare che è parte del nostro mondo professionale. Non è un caso che pur essendo un mercato miliardario in termini provvigionali, senza considerare l’indotto, nell’immobiliare l’ecosistema aziendale è modesto nelle dimensioni rispetto ad altri settori.
Un fattore di crescita provato riguarda la predisposizione al dialogo e alla collaborazione con altre aziende. Se non ci sono apertura e fiducia, abbiamo molti acquari dove lo scambio con altri ambienti è impossibile.
Collaborazione e innovazione nel settore immobiliare
Il settore immobiliare è tra quelli che più necessita di idee, innovazione e mobilità.
Steven Berlin Johnson, giornalista e scrittore statunitense, sostiene che: “Quando la natura ha bisogno di nuove idee, cerca associazioni, non l’isolamento”.
Quello che spesso riscontro quando parlo di contaminazione con altre realtà è indifferenza, sospetto e, passami il termine, un po’ di supponenza. Questi tre elementi tossici, che si aggiungono a carenza di leadership, di visione e di cultura aziendale, determinano, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione.
Creare un ecosistema di crescita condivisa
Non voglio apparire troppo critico, ma ritengo che il nostro settore abbia la necessità di creare un ecosistema capace di interagire per dare vita a oceani di pensieri. Vivere isolati in un acquario non è una grande aspettativa, ti pare?
Lo scambio di idee e di visione, la condivisione di un futuro condiviso fanno paura, perché “se ne parlo col mio concorrente, questo poi lo farà per conto suo”. Certo, è possibile, ma sono proprio i concorrenti gli unici che ti rendono tanto bravo quanto puoi esserlo (cit.).
Sono fermo in questa credenza: c’è bisogno di incontrare, di confrontarsi, di cercare un’opinione diversa, di chiedere come si immagina il mercato di domani, di mettersi a disposizione per creare una coalizione di pensiero e di azioni per salvaguardare gli interessi comunitari.
La concorrenza non è un ostacolo allo sviluppo
Là fuori ci sono sfide molto più grandi di una mancata vendita o di un comportamento disonesto.
In gioco ci sono:
- la reputazione, il valore ed il senso d’essere di una categoria professionale;
- la tua autonomia, insieme alla possibilità di esprimerti professionalmente come meglio credi, alla libertà di avere il controllo sul tuo lavoro;
- la costruzione di un equilibrio che deve realizzare valore per il cliente, modernizzare una classe professionale, garantire stabilità al mercato.
Tutti aspetti fondamentali per la crescita nel settore immobiliare.
Grandi ambizioni che partono da piccole abitudini: tempo per incontrare un collega, tempo per creare momenti di comune aggregazione, tempo per dare forma a un pensiero condiviso che va fatto crescere.
Sì, ma la concorrenza? Un grande del marketing dice che: “I clienti, non i concorrenti, decidono chi vince la guerra”.
Rinunciare all’isolamento del tuo acquario, prometti di pensarci?


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