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    Superbonus al 110%: i 3 modi per recuperare l’investimento

    1024 536 Cristoforo Florio

    Oggi voglio parlarti dei 3 modi mediante i quali è possibile recuperare finanziariamente l’investimento effettuato per la realizzazione di uno degli interventi che danno diritto al cosiddetto Superbonus al 110%.

    Vediamo innanzitutto quali sono gli elementi essenziali che caratterizzano questa nuova agevolazione fiscale, per poi esaminare le opzioni che la legge ha messo a disposizione di chi decide di intraprendere questa importante operazione di riqualificazione dell’immobile.

    Gli elementi essenziali del Superbonus al 110% 

    Il Superbonus al 110% è stato introdotto dagli articoli 119 e 121 del D.L. n. 34/2020 ed è in estrema sintesi una detrazione fiscale, cioè una riduzione dell’imposta dovuta all’Erario, spettante a fronte del sostenimento di determinate tipologie di spese.

    In particolare si tratta di una detrazione fiscale “potenziata” al 110%, che va obbligatoriamente “spalmata” su un periodo di 5 anni (ogni anno quindi si recupera in dichiarazione dei redditi 1/5 della detrazione complessivamente maturata), e che viene riconosciuta a condizione di aver sostenuto – nel periodo 1° luglio 2020/31 dicembre 2021 – spese per la realizzazione dei cosiddetti “interventi trainanti o trainati.

    Gli interventi “trainanti” o “principali” sono caratterizzati dall’avere una non trascurabile rilevanza sul piano edilizio e si definiscono tali in quanto, al ricorrere di tutti i requisiti di legge, consentono di trainare nella detrazione “potenziata” al 110% anche altre tipologie di interventi edilizi di natura “minore” – i quali normalmente avrebbero fruito di una detrazione in misura inferiore (al 50% o al 65%).

    Si definiscono “trainanti”: a) gli interventi sull’involucro dell’edificio (es. “cappotto”); b) gli interventi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria; c) gli interventi antisismici e di riduzione del rischio sismico (es. “sismabonus”). 

    Sono invece “trainati”: 1) gli interventi di efficientamento energetico (ecobonus) (ad es. la sostituzione degli infissi, il cambio della caldaia, ecc.) e 2) l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

    Il Superbonus al 110% spetta qualora i sopra indicati interventi consentano, nel loro complesso, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio oppure – ove ciò non sia possibile – il conseguimento della classe energetica più alta (attualmente la classe A4).

    Avendo delineato gli elementi essenziali del Superbonus al 110%, vediamo ora quali sono le 3 modalità per “rientrare” finanziariamente dell’investimento effettuato. 

    Come recuperare la spesa per il Superbonus al 110%: la detrazione fiscale

    La prima modalità di recupero del Superbonus al 110% è rappresentata dalla detrazione fiscale direttamente nella dichiarazione annuale dei redditi.

    Facciamo un esempio e ipotizziamo che la spesa sostenuta per il rifacimento del “cappotto energetico” dell’edificio sia pari a € 25.000 (IVA inclusa). Il soggetto che ha commissionato l’intervento paga la fattura all’impresa esecutrice dei lavori e matura conseguentemente il diritto ad una detrazione fiscale di € 27.500 (€ 25.000 x 110%), da recuperare – sotto forma di minori imposte da pagare in dichiarazione dei redditi – in 5 rate annuali ciascuna d’importo pari a € 5.500.

    Le altre due modalità di recupero del Superbonus sono opzioni messe a disposizione del contribuente dalla normativa in questione; vediamole di seguito.

    La “cessione del credito”

    Qualora non si voglia fruire della detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi (ad es. per ragioni finanziarie, in quanto la detrazione si recupera su un periodo obbligatorio di 5 anni) oppure non la si possa, in tutto o in parte, recuperare (ad es. si ha un reddito basso o un reddito assoggettato ad imposta sostitutiva – quale potrebbe essere la cedolare secca o l’imposta del regime forfettario delle ditte individuali), si può valutare la c.d. “cessione del credito”

    Con questa opzione la detrazione fiscale viene venduta in cambio di un prezzo in denaro ad un altro soggetto, trasformandosi così in un credito fiscale; l’acquirente del suddetto credito potrà pagare le proprie imposte e/o contributi previdenziali e/o assicurativi (compensando il credito con i debiti). Vediamo un esempio pratico

    TIZIO esegue un intervento ammesso al Superbonus al 110%, sostenendo una spesa pari ad € 20.000 e maturando una detrazione fiscale di € 22.000 (€ 20.000 x 110%) , ma non è interessato a fruire della detrazione fiscale. Si rivolge quindi a CAIO, che è invece interessato ad acquistare le suddetta detrazione. A seguito di trattativa tra le parti CAIO propone a TIZIO di acquistare la detrazione fiscale di € 22.000 al prezzo di € 20.000. TIZIO accetta e presenta l’apposita pratica telematica presso l’Agenzia delle Entrate, comunicando di voler cedere la propria detrazione a CAIO.

    CAIO a sua volta accetta la suddetta cessione e corrisponde a TIZIO l’importo in denaro di € 20.000, ritrovando in tal modo a sua disposizione un credito fiscale di € 22.000 che, in alternativa:
    – (a) potrà utilizzare per pagare i propri debiti fiscali e/o contributivi e/o assicurativi, suddividendo il suddetto credito in 5 quote annuali di pari importo;
    (b) potrà cedere ad altro soggetto (“monetizzandolo” in un’unica soluzione). 

    Lo “sconto in fattura”

    La seconda alternativa è rappresentata dallo “sconto in fattura”
    Si tratta di un’opzione esercitabile dal soggetto che commissiona uno o più degli interventi ammessi al Superbonus al 110%, il quale può richiedere uno sconto in fattura direttamente al fornitore dei beni o servizi, fino ad un importo massimo pari all’intero corrispettivo dovuto a quest’ultimo. 

    A fronte dello sconto operato, il fornitore dei beni o servizi che lo ha concesso (ad esempio l’impresa esecutrice dei lavori) matura il diritto:
    – (a) ad utilizzare nella propria dichiarazione dei redditi la detrazione fiscale corrispondente al 110% del suddetto sconto, oppure
    – (b) a cedere la predetta detrazione fiscale, in cambio di un prezzo in denaro, ad un altro soggetto.

    Vediamo anche per questa opzione un esempio pratico.

    TIZIO esegue un intervento ammesso al Superbonus al 110% e deve sostenere una spesa pari ad € 20.000. TIZIO, non avendo liquidità per sostenere l’investimento e non essendo interessato a fruire della detrazione fiscale, si rivolge a CAIO (impresa che realizza l’intervento), che è invece interessato a praticare lo sconto in fattura.
    CAIO emette una fattura per i lavori di € 20.000 (IVA inclusa), recante uno sconto in fattura pari ad€ 20.000. TIZIO non è di conseguenza tenuto a pagare alcun importo a CAIO. TIZIO presenta l’apposita pratica telematica presso l’Agenzia delle Entrate, comunicando di aver usufruito dello sconto in fattura praticato da CAIO.

    CAIO a sua volta accetta lo sconto in fattura, ritrovando a sua disposizione un credito fiscale di € 22.000 (€ 20.000 x 110%) che alternativamente:
    – (a) potrà utilizzare per pagare i propri debiti fiscali e/o contributivi e/o assicurativi, suddividendo il suddetto credito in 5 quote annuali di pari importo;
    – (b) potrà cedere ad altro soggetto (“monetizzandolo” in un’unica soluzione).

    Se hai ancora dubbi sul Superbonus al 110%, commenta e lascia una domanda!

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    Cristoforo Florio
    Autore

    Cristoforo Florio

    Laureato con lode alla Luiss di Roma, sono dottore commercialista focalizzato sulla fiscalità immobiliare. Lavoro con aziende, università, enti pubblici affiancandoli nella gestione tributaria e societaria, oltre che nel contenzioso fiscale in ambito immobiliare. Assisto numerosi imprenditori nelle varie fasi di attività: dall'architettura societaria alla contrattualistica (compravendita, locazioni tradizionali, brevi e turistiche), fino alla gestione tributaria (impatto fiscale, agevolazioni, contenziosi). Sono autore di articoli di settore e relatore per i temi di fiscalità immobiliare per primari enti di formazione. Co-autore del libro edito da Wolter Kulwers - IPSOA “La fiscalità della Pubblica Amministrazione”. Nel tempo libero mi dedico alla musica, suonando il pianoforte ed il basso elettrico. Restiamo in contatto su Linkedin!

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